Lo spazio intermedio

Divagazioni e riproposizioni in libertà

(testo di Margherita Hack da Pietro Musilli)

La storia delle donne nella cultura e nella vita civile è stata una storia di emarginazione fino alla fine dell'Ottocento e in gran parte ancora fino alla metà del Novecento, almeno nei paesi industrializzati. In molti paesi in via di sviluppo, salvo rare eccezioni, le donne sono ben lontane non solo dall'aver raggiunto la parità con l'altro sesso, ma anche dal vedere loro riconosciuti i più elementari diritti di esseri umani. Quali possono essere le cause di questa situazione che risale indietro nei secoli? Forse già nelle epoche preistoriche, la forza fisica necessaria per sopravvivere, le numerose gravidanze e il lungo periodo di allattamento e di cura della prole hanno portato alla differenziazione dei compiti. Oggi, i progressi della scienza e della medicina, e le conseguenti applicazioni tecnologiche hanno annullato la condanna biblica – uomo lavorerai con fatica, donna partorirai con dolore – almeno nei paesi industrializzati.

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Oggi, nella timeline di twitter, mi sono imbattuto in un elogio del capitalismo con il mondo classista prima del suo avvento e il mondo pieno di opportunità per gli operai dopo il suo avvento. E la cosa mi ha disturbato un po' per molti motivi (uno su tutti è che l'elogio veniva da un mattonista liberista, ma soprassediamo per il momento). E allora mi sono domandato quale sarebbe stato il modo migliore per replicare. E probabilmente sarebbe bastato un semplice nome: Benjamin Tucker. In questo estratto da Anarcopedia vi propongo un esame del suo rapporto con il capitalismo:

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In questo periodo scrivere è diventata sempre più un'operazione rara e saltuaria, e questo nonostante la voglia di scrivere e tenere aggiornati i blog sia comunque alta. DropSea, il mio blog principale, va un po' a singhiozzo. Ancora di più Doc Madhattan, e questo nonostante un momento in cui sembrava avessi trovato un buon ritmo anche lì sopra. Tra qualche alto e basso, invece, al momento il Caffè del Cappellaio Matto sembra funzionare un po' meglio. Poi all'improvviso mi ricordo de Lo spazio intermedio, dell'entusiasmo che avevo nel voler prima spostare i contenuti di Medium qui sopra.

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Sul mio Medium trovano spazio, al momento, tre generi più o meno differenti di contenuti. Quelli più semplici da classificare sono all'interno di Gruppo Locale (qui la versione fuori da Medium), cui si affianca una miscellanea sostanzialmente suddivisibile in due macrocategorie: genere scientifico e genere letterario e fumettistico, sostanzialmente recensioni, ma non solo. Quasi tutti questi contenuti hanno un denominatore comune: sono il recupero e il riassemblamento di articoli e post precedentemente pubblicati su DropSea per ottenere una nuova forma.

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Sto scoprendo varie possibilità di uso per WriteFreely. Una delle più interessanti è l'integrazione con il fediverso: sono riuscito a seguire Lo spazio intermedio direttamente da Mastodon. Vedrò un po' come funziona la cosa e nel caso in cui l'aspetto dei toot del blog dovessero risultare gradevoli, potrei eventualmente modificare il sistema che ho messo in piedi per mandare un tweet per ogni post qui su qua.name.

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Come sto imparando un po' alla volta WriteFreely è un'ottima alternativa a Medium e presenta anche dei vantaggi non indifferenti. Innanzitutto la formattazione, che può essere fatta sia con il markdown sia con l'html. Inoltre c'è la possibilità di attivare il supporto per le equazioni matematiche:

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Era da almeno un paio d'anni che cercavo un'alternativa a Medium, dove ho un profilo. Alla fine, grazie al mio ritorno di fiamma con Mastodon ho deciso di provare una delle proposte federate alla scrittura. Per cui vediamo se questa avventura può proseguire o meno, sperando anche che il markdown che sto usando sia quello che preferisce qua.name.

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