A lei
Mi ritrovo, come sempre, dietro un vetro a fissare chi sono io, chi ero, questa vita che non torna, questo tempo vuoto. Ma erano i miei questi occhi che ti guardavano teneramente, queste mani, che tenevano le tue, e che cos’è quest’aria che respiravamo insieme?
Non la riconosco più, non trovo più la strada, e non ricordo dov’è casa mia. Ciò che era nostro ci divide, e i sentieri che ora percorriamo dove ci conducono – se sempre uguale è l’orizzonte, se le ombre si allungano sempre nella stessa direzione, e tutti uguali i cartelli ci ricordano di non esserci mai mossi
Eppure non ci troviamo, in questa spaventosa pianura desolata, non ci troviamo più, e ci dispera la notte che si vede già oltre le colline. Ci seppelliscono le stelle, questo cielo insensato, questo cielo di luci morte, che guardavamo una volta, e ci sembrava familiare.
Che la freccia scoccata sul manto della notte ti indichi la via.
Io cercherò la mia tra le pietre e i lombrichi che escono dopo la pioggia.
