Preghiera
È gravoso avvicinarsi al tuo amore; ogni passo è zoppicante e spezzano la schiena le salite, le solite scale… È gravoso guardare nei tuoi occhi, quel fondo nero che spalanca il senso sul tuo abisso, sulla morte che porti nei solchi del tuo bellissimo viso, quella smorfia, ai lati della bocca, che tradisce l’assurdo disgusto per la vita e la più disperata ricerca d’amore. Gravoso, con te, è ogni giorno, ogni minuto, ogni istante di questa insensata sofferenza, e come sfuggire dall’ombra se sei tu, amore mio, che in essa mi trascini? A volte tentando il mio sguardo – seduzione di Euridice, altre, invece, con la foga della belva che conduce alla tana la sua preda. Eppure è nel punto più profondo della notte che ti amo, ma come avvicinarsi a te se sei tu la mia condanna estrema, il mio perenne inverno, lo sfiorire della luce dei giorni, il silenzio della mia anima, lo scandalo di un bene che non consola?
Dio mio, accogli questa semplice preghiera: insegnami ad amarla con dolcezza e tenerezza, fammi dimenticare ogni miseria che mi affligge, permettimi di stare accanto a lei come le statue della Vergine stanno nelle chiese: discrete e mute, presenti e incorruttibili. Donami il loro sguardo premuroso, il bene disinteressato della madre, svuota da me stesso la mia anima, fammi dimenticare di esser stato, una volta, figlio. Concedimi di essere niente, sarebbe altrimenti insopportabile la sua luce, la durezza della sua presenza, la gravosità della sua anima.

