Piccolo racconto in versi

Ero uscito soltanto con la mia solitudine in tasca e il mare si gonfiava e abbassava come il ventre di un demone osceno. La spuma lambiva le pietre verdastre e a sé tirava le strade, il mare ruggiva e non si dava pace. Camminavo intanto e percorrevo strade deserte. Non un filo di vento il mare era smosso dagli abissi profondi. Si gonfiava e abbassava come il ventre di un demone osceno. Pendevano immobili le foglie dei banani. Entrai in una bettola cupa, quattro uomini fumavano e bevevano rum. Fuori il mare ruggiva, anche se non lo vedevo, quasi fosse il respiro di un gigante che mugugna dal ventre del mondo. Oltre alla mia solitudine avevo pochi spiccioli in tasca, abbastanza per una bottiglia di birra. Mi siedo al tavolo con una birra Messina da bere. I quattro uomini fumavano e bevevano rum. Parlavano del morbo, dell'incapace governo. “L'Italia è un paese di merda” Ascolto, li guardo. Una parola, poi due, mi dicono: “Vieni, siedi con con noi”. “Dicevamo? Il governo”. “L'Italia, questo dannato paese”. “Non contiamo più nulla, ci ridono dietro” “Dobbiamo proteggere i nostri confini” “Scusate, tutti fumate” intervengo, “dovrei avere un sigaro, credo. Lo fumo con voi”. “Anche tu fumi sigari? Ti va di fumarne uno assieme?” Uno di loro mi chiede. “Vengon da Cuba, li porto domani. Che prendi da bere? Un rum?” Bevo e fumo con lui, parlo, discuto. Fuori il mare ruggiva quasi fosse il respiro di un gigante che mugugna dal ventre del mondo. Non un filo di vento nell'aria. Metto in tasca la mano e cerco la mia solitudine. Due euro, un accendino, cenere. Cerco meglio, qualche scontrino. Non c'è.